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Tasse a Dubai nel 2026: Come Funziona Davvero il Sistema Fiscale a Dubai
Tasse a Dubai nel 2026: Come Funziona Davvero il Sistema Fiscale a Dubai

Tasse a Dubai nel 2026: Come Funziona Davvero il Sistema Fiscale a Dubai

22 febbraio 2026

Sofia Rossi

Il sistema fiscale a Dubai nel 2026

Dubai resta una delle giurisdizioni fiscalmente più competitive al mondo, ma dal giugno 2023 il quadro è cambiato in modo strutturale. Gli Emirati Arabi Uniti hanno introdotto una corporate tax federale, allineandosi agli standard internazionali dell'OCSE e uscendo dalle principali black list europee.

Nel 2026 il sistema è chiaro e trasparente: nessuna imposta sul reddito personale, corporate tax al 9% sopra una determinata soglia, IVA al 5% sui consumi e nessuna ritenuta alla fonte su dividendi, interessi e royalties. Per comprendere davvero le tasse a Dubai è fondamentale separare tassazione personale e tassazione aziendale — due mondi con regole completamente diverse.

Tasse personali a Dubai nel 2026

Imposta sul reddito delle persone fisiche

Negli Emirati Arabi Uniti non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche. Non ci sono scaglioni IRPEF, non esiste dichiarazione dei redditi per stipendi o compensi professionali e non esiste tassazione sui dividendi percepiti da persone fisiche residenti negli UAE. Un imprenditore residente a Dubai può percepire stipendio o dividendi dalla propria società senza imposizione fiscale locale sul reddito personale.

Capital gain, dividendi e rendite finanziarie

Non è prevista imposta sul capital gain per persone fisiche, non esiste ritenuta su dividendi distribuiti da società emiratine e non sono tassate le rendite da investimenti finanziari a livello personale. Questo rende Dubai particolarmente attrattiva per investitori e imprenditori che operano su mercati internazionali.

Withholding tax: 0%

Gli Emirati non applicano ritenute alla fonte (withholding tax) su pagamenti verso l'estero. Dividendi, interessi, royalties e compensi per servizi pagati a soggetti non residenti non sono soggetti a ritenuta. Questo è un vantaggio significativo rispetto a molte giurisdizioni europee, dove le ritenute alla fonte su pagamenti cross-border possono raggiungere il 20-30%.

IVA sui consumi

L'unica imposta indiretta che incide sui residenti è la VAT al 5%, introdotta nel 2018 e applicata su beni e servizi. L'aliquota è significativamente più bassa rispetto alla maggior parte dei paesi europei. Sono previste esenzioni e aliquota zero per settori strategici come sanità, educazione, immobiliare residenziale di prima cessione ed esportazioni.

Altre imposte e costi che incidono sui residenti

Pur non esistendo tasse personali dirette, chi vive a Dubai sostiene alcuni costi fissi. La municipality fee è pari al 5% del canone di locazione annuale, addebitata sulla bolletta DEWA. L'housing fee si applica in modo analogo. Il tourism dirham grava sulle strutture ricettive (da 7 a 20 AED per notte a seconda della categoria). A queste si aggiunge l'excise tax, un'imposta federale del 50% sulle bevande gassate e del 100% sul tabacco, prodotti da vaping e bevande energetiche.

Tasse aziendali a Dubai nel 2026

Corporate Tax a Dubai: come funziona

Dal primo giugno 2023 è in vigore la Corporate Tax negli Emirati Arabi Uniti, introdotta con il Federal Decree-Law No. 47 del 2022. Le imprese sono soggette a un'aliquota del 9% sul reddito imponibile che supera la soglia di 375.000 AED (circa 95.000 euro). Sotto questa soglia l'aliquota è pari a 0%, garantendo un vantaggio concreto per piccole e medie imprese con utili contenuti.

La corporate tax si calcola sull'utile netto contabile, rettificato secondo le disposizioni della legge fiscale. Sono deducibili le spese operative, i salari, gli affitti, gli ammortamenti e i costi di ricerca e sviluppo. Le deduzioni per interessi passivi netti sono limitate al 30% dell'EBITDA.

Chi è soggetto alla corporate tax

Sono soggette alla corporate tax tutte le società registrate negli UAE — mainland e Free Zone — oltre alle stabili organizzazioni di entità straniere e alle persone fisiche che svolgono attività commerciali con licenza e fatturato superiore a 1.000.000 AED annui. La registrazione presso la Federal Tax Authority (FTA) è obbligatoria, anche in assenza di utili imponibili. La dichiarazione annuale va presentata entro 9 mesi dalla chiusura dell'esercizio fiscale.

Small Business Relief: tasse zero fino a fine 2026

Le imprese residenti con fatturato annuo non superiore a 3.000.000 AED (circa 750.000 euro) possono eleggere il regime di Small Business Relief e risultare esenti dalla corporate tax. Si tratta di una misura temporanea, valida per periodi d'imposta che terminano entro il 31 dicembre 2026. L'elezione va effettuata nella dichiarazione annuale di ciascun periodo.

Il regime non si applica alle società qualificate come QFZP (Qualifying Free Zone Person) né ai membri di gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 3,15 miliardi di AED. Attenzione: una volta superata la soglia di 3 milioni in qualsiasi periodo d'imposta, il beneficio è perso definitivamente.

Free Zone e aliquota zero: il regime QFZP

Le società costituite in Free Zone possono beneficiare di aliquota 0% sul reddito qualificato (qualifying income), a condizione di ottenere e mantenere lo status di Qualifying Free Zone Person (QFZP). I requisiti sono stringenti e verificati dalla FTA.

Per qualificarsi come QFZP, la società deve: mantenere sostanza economica adeguata nella Free Zone (ufficio, personale, attività operative reali); derivare reddito qualificato come definito dalle Ministerial Decision 265 e successive; rispettare le regole di transfer pricing secondo i principi OCSE; produrre bilancio annuale certificato da revisore indipendente (audit obbligatorio a prescindere dal fatturato); e non aver eletto il regime ordinario.

Il test de-minimis prevede che il reddito non qualificato non superi il 5% del fatturato totale o 5.000.000 AED, a seconda di quale soglia sia inferiore. Se il test viene violato, la società perde lo status QFZP per il periodo corrente e i quattro successivi — una penalizzazione di cinque anni complessivi.

IVA per le aziende

Le imprese con fatturato annuo superiore a 375.000 AED devono registrarsi obbligatoriamente ai fini VAT. La registrazione è volontaria per fatturati tra 187.500 e 375.000 AED. Le dichiarazioni IVA vanno presentate trimestralmente attraverso il portale EmaraTax della FTA, con obblighi contabili e di conservazione documentale per almeno 5 anni.

Transfer pricing ed e-invoicing

Le transazioni tra parti correlate devono rispettare il principio di libera concorrenza (arm's length) secondo le linee guida OCSE. Le imprese sono tenute a predisporre documentazione di transfer pricing (master file e local file) per operazioni infragruppo superiori a 4.000.000 AED annui.

A partire da luglio 2026 diventerà obbligatoria la fatturazione elettronica (e-invoicing) per le transazioni B2B e B2G, in conformità al sistema sviluppato dalla FTA. Le sanzioni per mancata implementazione partono da 5.000 AED al mese.

Sanzioni per mancata compliance fiscale

Il regime sanzionatorio della FTA è severo e progressivo. La mancata registrazione alla corporate tax comporta una sanzione fissa di 10.000 AED. Per il ritardo nella presentazione della dichiarazione annuale si applicano penali di 500 AED al mese per i primi 12 mesi, che salgono a 1.000 AED al mese dal tredicesimo mese in poi, senza limite massimo.

Sul mancato pagamento dell'imposta si applica un interesse annuo del 14% sull'importo dovuto, calcolato giornalmente fino al saldo. In caso di errori, la voluntary disclosure (autodenuncia) prima di un audit riduce significativamente le sanzioni rispetto a una rettifica imposta dalla FTA, che comporta il 15% dell'importo sottodichiarato più interessi mensili.

La FTA ha introdotto una sanatoria temporanea per la sanzione di registrazione tardiva: se la prima dichiarazione corporate tax viene presentata entro 7 mesi dalla fine del primo periodo d'imposta, la penale di 10.000 AED viene annullata.

Confronto tasse Italia vs Dubai nel 2026

La differenza nella pressione fiscale tra Italia e Dubai è netta sotto ogni profilo. Per un imprenditore italiano, il confronto è particolarmente significativo.

Imposta sul reddito personale (IRPEF)

Italia: 23 – 43% + addizionali regionali/comunali — Dubai: 0%

Imposta sugli utili societari

Italia: IRES 24% + IRAP 3,9% = ~27,9% — Dubai: 0% fino a 375.000 AED, poi 9%

Tassazione dividendi

Italia: 26% (imposta sostitutiva) — Dubai: 0%

Capital gain su partecipazioni

Italia: 26% (salvo PEX) — Dubai: 0%

IVA standard

Italia: 22% — Dubai: 5%

Ritenuta alla fonte (dividendi cross-border)

Italia: 26% (riducibile da trattato) — Dubai: 0%

Contributi previdenziali (datore + lavoratore)

Italia: ~40% del lordo — Dubai: 0% per stranieri

Il differenziale è evidente: un'impresa con 500.000 euro di utile netto in Italia genera un carico fiscale combinato (IRES + IRAP + tassazione dividendi) superiore al 45%. La stessa impresa a Dubai, operando in mainland, pagherebbe il 9% sull'utile eccedente la soglia di esenzione, con dividendi distribuiti al socio a 0%. In Free Zone con status QFZP, l'aliquota sull'utile qualificato è 0%.

Residenza fiscale: cosa devono sapere gli imprenditori italiani

Aprire una società a Dubai non significa automaticamente eliminare la tassazione in Italia. La gestione della residenza fiscale personale è il passaggio più critico di qualsiasi strategia di internazionalizzazione verso gli Emirati.

Test di residenza fiscale per persone fisiche

L'Italia tassa i propri residenti fiscali su tutti i redditi prodotti nel mondo (principio del worldwide income, art. 3 TUIR). Una persona fisica è considerata residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d'imposta (183 giorni), soddisfa almeno uno dei seguenti criteri: iscrizione all'anagrafe della popolazione residente, domicilio in Italia o residenza in Italia ai sensi del Codice Civile. Dal 2024, il criterio della "presenza fisica" di 183 giorni è stato ulteriormente rafforzato.

Iscrizione all'AIRE

L'iscrizione all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE) è condizione necessaria ma non sufficiente per dimostrare il trasferimento della residenza fiscale. L'Agenzia delle Entrate può contestare il trasferimento se il centro degli interessi vitali — legami familiari, economici, sociali — resta in Italia. L'onere della prova, per chi si trasferisce in un paese black list (gli UAE lo sono ancora ai sensi del D.M. 4 maggio 1999), è invertito: spetta al contribuente dimostrare l'effettività del trasferimento.

Rischio esterovestizione

Se la società emiratina è di fatto gestita e controllata dall'Italia — ad esempio con amministratore, decisioni strategiche e clientela prevalentemente italiani — l'Agenzia delle Entrate può contestarne la residenza e tassarla come soggetto italiano (art. 73, comma 5-bis TUIR). Il rischio di esterovestizione è concreto per chi costituisce una società a Dubai senza trasferire effettivamente la direzione operativa.

CRS e scambio automatico di informazioni

Gli Emirati aderiscono al Common Reporting Standard (CRS) dell'OCSE dal 2018. Le banche emiratine comunicano automaticamente all'Agenzia delle Entrate italiana le informazioni sui conti detenuti da soggetti fiscalmente residenti in Italia, inclusi saldi, interessi e movimenti significativi. Non esiste più alcun "segreto bancario" nei rapporti Italia-UAE.

Convenzione contro le doppie imposizioni Italia-UAE

La Convenzione bilaterale, firmata il 22 gennaio 1995 e ratificata con legge n. 463/1997, prevede tie-breaker rules per determinare la residenza prevalente in caso di doppia residenza. Per le persone fisiche, la Convenzione dà priorità al centro degli interessi vitali, poi alla dimora abituale, infine alla nazionalità. Il certificato di residenza fiscale (TRC), rilasciato dalla Federal Tax Authority degli UAE, è essenziale per far valere le agevolazioni convenzionali.

Tax Residency Certificate (TRC)

Il TRC è il documento che certifica la residenza fiscale negli Emirati. Per le persone fisiche, i requisiti includono: possesso di un visto di residenza valido, permanenza negli UAE per almeno 183 giorni nell'anno solare (o 90 giorni con ulteriori condizioni), e possesso di un contratto di locazione o proprietà immobiliare. Per le persone giuridiche, è necessario che la società sia registrata e operante negli UAE da almeno un anno con attività economica reale.

Compliance e obblighi fiscali a Dubai

Il passaggio da "zero tasse, zero obblighi" a "tasse basse, compliance strutturata" è il cambiamento più significativo degli ultimi anni per chi opera negli Emirati. Nel 2026, le principali scadenze e obblighi da rispettare sono i seguenti.

Registrazione corporate tax presso la FTA: obbligatoria per tutte le società, anche se l'utile è sotto soglia o il regime è a 0%. Dichiarazione annuale corporate tax: da presentare entro 9 mesi dalla chiusura dell'esercizio sul portale EmaraTax. Dichiarazione IVA trimestrale: per le imprese registrate ai fini VAT. Bilancio certificato: obbligatorio per le società QFZP (qualsiasi fatturato) e per le società con ricavi superiori a 50.000.000 AED. Economic Substance Regulations (ESR): le società che svolgono "relevant activities" (holding, leasing, headquartering, banking, insurance, fund management, shipping, IP, distribuzione e centro servizi) devono dimostrare sostanza economica adeguata negli UAE.

La conservazione della documentazione fiscale e contabile è obbligatoria per almeno 7 anni.

Come IBA supporta la pianificazione fiscale a Dubai

IBA assiste imprenditori italiani nella corretta impostazione della struttura societaria negli Emirati Arabi Uniti, nella gestione della corporate tax e nella verifica dei requisiti per beneficiare dei regimi agevolati in Free Zone.

In particolare, IBA supporta i clienti nella:

registrazione corporate tax e presentazione della dichiarazione annuale; analisi del reddito imponibile e verifica dei requisiti QFZP; registrazione e compliance IVA; tenuta contabile e preparazione del bilancio certificato; strutturazione fiscale coerente con le normative internazionali e la Convenzione Italia-UAE; costituzione di società in Free Zone e Mainland; ottenimento del visto di residenza e supporto per il TRC; apertura del conto bancario aziendale.

Contattaci per una consulenza preliminare e ricevi un'analisi personalizzata della tua situazione fiscale.

Domande frequenti sulle tasse a Dubai nel 2026

A Dubai si pagano tasse sul reddito personale?

No. Negli Emirati Arabi Uniti non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche. Stipendi, dividendi e capital gain percepiti da persone fisiche residenti non sono tassati.

Qual è l'aliquota corporate tax negli UAE?

L'aliquota è 0% sul reddito imponibile fino a 375.000 AED e 9% sulla parte eccedente. Le società Free Zone con status QFZP possono beneficiare dello 0% sul reddito qualificato.

Le Free Zone sono ancora tax-free nel 2026?

Le Free Zone non sono automaticamente tax free. Le società che rispettano i requisiti QFZP (sostanza economica, reddito qualificato, audit, transfer pricing) possono mantenere l'aliquota 0% sul qualifying income. Il reddito non qualificato è tassato al 9%.

Cos'è lo Small Business Relief negli UAE?

È un regime temporaneo che esenta dalla corporate tax le imprese residenti con fatturato annuo fino a 3 milioni di AED. È valido fino al 31 dicembre 2026 e va eletto nella dichiarazione annuale. Non si applica a QFZP e membri di gruppi multinazionali.

Quanto è l'IVA a Dubai?

L'IVA negli Emirati è al 5%. Si applica su beni e servizi, con esenzioni per sanità, educazione e immobiliare residenziale di prima cessione. Le esportazioni sono a aliquota zero.

Dubai è fiscalmente più vantaggiosa dell'Italia?

Nella maggior parte dei casi sì. L'assenza di IRPEF, la corporate tax al 9%, l'IVA al 5% e zero ritenute alla fonte rendono il carico fiscale complessivo significativamente inferiore. Tuttavia, la pianificazione della residenza fiscale deve essere corretta e conforme per evitare contestazioni dall'Agenzia delle Entrate.

Come faccio a dimostrare la residenza fiscale a Dubai?

Tramite il Tax Residency Certificate (TRC) rilasciato dalla Federal Tax Authority. Per le persone fisiche serve un visto di residenza valido, permanenza di almeno 183 giorni e un contratto di locazione o proprietà negli UAE.

Il fisco italiano viene informato del conto bancario a Dubai?

Sì. Gli Emirati aderiscono al CRS (Common Reporting Standard) dell'OCSE. Le banche emiratine comunicano automaticamente all'Agenzia delle Entrate italiana le informazioni sui conti detenuti da soggetti fiscalmente residenti in Italia.

Cosa succede se non mi registro per la corporate tax?

La mancata registrazione comporta una sanzione di 10.000 AED. Il ritardo nella presentazione della dichiarazione genera penali di 500 AED al mese per i primi 12 mesi e 1.000 AED dal tredicesimo mese. Sul mancato pagamento si applica un interesse annuo del 14%.